Cesenatico, La Dolce Vita e . . . “Il Processo al Calcio”

E se vi raccontassi che “Il Processo al Calcio” è nato a Cesenatico nel 1965? Sì, è proprio così. Nel…

E se vi raccontassi che “Il Processo al Calcio” è nato a Cesenatico nel 1965?
Sì, è proprio così. Nel grande fervore culturale degli Anni d’Oro di Cesenatico, ispirato dal gioco del pallone come grande macchina teatrale capace di fare spettacolo e forte dello spirito allora ancora puro e nobile che stava alla base del calcio … il Conte Alberto Rognoni richiamò a Cesenatico noti calciatori, allenatori, rappresentanti dei maggiori club nazionali e autorevoli firme del giornalismo sportivo.

Gino Bramieri, Enzo Ferrari - foto Candoli

 

Lui, editore, direttore per anni del Guerrino Sportivo, romagnolo purosangue, calciofilo, lettore dei più attenti, polemista dei più infidi e raffinato conversatore, si rese conto che i presidenti, gli allenatori, i giocatori, non solo non si conoscevano, ma si odiavano e … “è ben noto che il conversare fuori dal campo, in un luogo disteso come può essere quello di una cittadina balneare, davanti ad una tavola imbandita, di fronte ad un mare calmo, finisce per riconciliare avversari irriducibili”.

Da quell’anno e fino al 1971, ogni estate si videro pubblici da stadio ad assistere a dibattiti condotti secondo le vere e proprie regole dei processi penali, con tanto di imputati, avvocati, difensori, giurie di primo e di secondo grado, pubblico ministero e testimoni.
La formula “alla Perry Mason” faceva sì che al convegno potessero partecipare tutti quelli che avevano qualcosa da dire sull’episodio calcistico più discusso dell’anno e … il calcio diventò “una recita a soggetto” con la partecipazione di tutti i suoi personaggi, minori e maggiori, coloriti e pacati, importanti e folkloristici.

Boniperti - foto Stignani

 

Una messa in scena? No. Il canovaccio era esile, appena abbozzato.

La compagnia teatrale era possente, vivacissima: amici e nemici si ritrovavano per tessere rapporti confidenziali, per riflettere, per fare il punto su persone, argomenti, programmi futuri, per ridere. Nel Processo di Cesenatico non c’erano scambi di atleti, promesse e bugie; si chiacchierava di soldi, di stinchi, di Messico, di portieri e di malanni, di salute e di Riva.

Si processava e ci si autoprocessava. Ci si complimentava e ci si confidava.
Che il calcio italiano in quegli anni fosse vivo e autentico, pulito e veritiero, lo si vedeva in queste occasioni: le regole venivano messe da parte e si parlava liberamente tra allenatori e critici, arbitri e presidenti di società, tifosi altolocati, personaggi minori e semplici simpatizzanti.
Tra una bottiglia di Sangiovese e un brodetto, fra un Trebbiano e una grigliata di pesce si emettevano sentenze esemplari e si tracciavano le fila della stagione a seguire intessendo nuove alleanze.

Herrera - foto Candoli

 

Il Conte Rognoni richiamò così a Cesenatico personaggi come Moratti e Carraro, Brera, Arbasino, Compagnone, Salvalaggio.
Fu ampia l’eco della stampa: pagine e pagine sui processi ai Mondiali del ‘66 e del ‘70 a quelli dei due Herrera, Heriberto e Helenio e a Rocco e a Scopigno.
Erano quelli … gli Anni d’Oro di Cesenatico.